"Le sei ancore"

Il ritrovamento di uno dei Relitti Onerari di Isola Rossa - Sardegna

di Diego Crippa

Anno 2008

Il video che racconta l'accaduto, tutti i dettagli del ritrovamento (ad es. antica rotta, antichi carichi, posizioni) ed i retroscena della conseguente denuncia archeologica ed ambientale

La storia “Negli abissi dell’isola”

Tratta dal romanzo “Il pirata delle immersioni”

di Diego Crippa e Annarita Borrelli

 

Lungo le rotte usate negli anni di Cristo, quelle che andavano da Roma verso le Baleari e che venivano percorse dalle antiche Navi Onerarie, viaggiava una nave.

Era completamente carica, di circa 20 - 25 metri di lunghezza. Si navigava in un mare piuttosto magnanimo, in strette gole che pullulavano di pirati. L’equipaggio proseguì navigando a vista, lontano da pericolose, frastagliate ed imponenti scogliere! All’orizzonte c’era un punto dove potevano trovare riparo. Ma si trattava di navigare lentamente e allora, dopo poche miglia … ecco … in direzione Nord Ovest, qualcosa iniziò ad andar storto!

Sull’albero maestro c’era un marinaio addetto alla rotta – “Capitano! In direzione Nord Ovest qualcosa non va … il mare è strano, come se in lontananza qualcosa ci stia per investire” - una sensazione, qualcosa di sinistro … ma da lontano si vedevano come delle piccole macchie bianche sul pelo dell’acqua. Il Capitano controllò e rispose – “Ma qui c’è calma piatta! Controlla meglio marinaio! Tieni la situazione sott’occhio!” - “Capitano! Siamo in un continuo cambiamento! Anche dove sono io non c’è vento! … ma qualcosa non mi torna …” – “Siamo in pieno mare, non possiamo far nulla! Tutto è nelle mani degli dei!”.

La situazione era seriamente in continuo mutamento, quel mare piatto più in là sembrava a tratti incresparsi. Trascorsero pochi minuti, ci fu un momento in cui la brezza lieve, proveniente da poppa, si fermò. Fu un minuto inquietante … infinito … fermo … bloccante … e poi come un soffio graduale si sentì un vento da dritta … si alzò, sussurrò fino ad alzarsi … per poi rimbombare nelle tempie … e con esso arrivò anche quello strano cambiamento disegnato sul mare … fu questione di un attimo … e poi il mare iniziò seriamente ad agitarsi. Il capitano immediatamente gridò – “Qui non possiamo stare! Siamo troppo carichi!!!” - Poco dopo anche il cielo cambiò, una grossa nuvola stava per raggiungerli … in un men che non si dica si trovarono nel bel mezzo di una gravosa tempesta … le onde continuarono ad alzarsi … implacabili …  Finché, ad un tratto, quel marinaio sull’albero maestro gridò – “Mi sembra di vedere a sinistra in lontananza quell’isola dove spesso passiamo la notte” – il capitano a quel punto, a sua volta, urlò – “Marinai! Raggiungiamo quell’isola!” – appena fu invertita la rotta, quelle potenti onde che finivano sul ponte non lasciarono alcuna tregua al destino e così, poco magnanime, distrussero con violenza e senza compassione tutto ciò che incontrarono dinanzi … si udirono i rumori di quelle Anfore sul ponte, mentre sbattevano tra di loro e, d’un tratto, il ponte diventò color sangue …

Quell’alta poppa li proteggeva leggermente, ma lì … disegnato in un’onda, d’improvviso, si vide il Dio del Mare che chiedeva Vendetta. Velocissimo, si scagliò su di loro!

Quel Diavolo che, a forma di onda, colpì la nave, distrusse la vela maestra e quel marinaio che era legato all’albero scomparve tra le onde … Quell’isola ormai sempre più prossima si coprì di bianco, quelle potenti onde sbatterono sulle frastagliate pareti di roccia pungente, imbiancando tutto il mare intorno. Lì, in lontananza, si udì un compassionevole pianto. L’Oneraria spinta da poppa in modo minaccioso si avvicinò sempre di più a quell’isola. Si vedevano quelle guglie rocciose uscire dal mare con fare minaccioso …

Il Capitano intuì, a quel punto, che non vi era più nulla da fare … senza la vela maestra e con quella mostruosa potenza del mare, era impossibile spostarsi al riparo protetti dall’isola. Quelle guglie erano sempre più vicine ed a prua si vedevano le scogliere sulla costa … erano i primordi della voce di una Natura prematuramente gotica … tutto era misterioso, minaccioso … tutto era l’anticipo del mondo più tetro che sia mai esistito …

A quel punto il Capitano tentò di fermare la nave proprio lì, prima che sbattesse su quei pericolosi scogli … quel pesante guscio di noce si sarebbe distrutto in un batter d’occhio!

Ordinò, quindi, di buttare a mare la prima ancora in ferro. Era molto grande! Almeno un paio di metri di lunghezza … Sua Maestà Prima Ancora!

Aveva una larga contromarra, andò su quel fondale alla profondità di 29,5 metri … si insabbiò completamente! Come un aratro sa arare il terreno, così quell’ancora iniziò ad arare il fondo di quel maledetto deserto! Ma purtroppo non teneva il peso dell’Oneraria! Aveva semplicemente rallentato il suo procedere … ma non bastava!

Guardando l’alta poppa della nave a protezione dalle forti onde, il Capitano decise di lanciare una seconda ancora … questa funzionò immediatamente e rallentò ancora di più l’andatura dell’imbarcazione … e poi ne lanciò una terza a dritta! anch’essa si insabbiò … subito dopo una a sinistra … questa si insabbiò un po’ meno … ormai sembrava che la nave si fosse fermata!

Ne gettò, quindi, un’altra a sinistra che, caduta sul fondo, restò pressoché ferma senza insabbiarsi, ma a prua quell’Oneraria continuava a sbattere da dritta a sinistra su quelle potenti onde … non aveva alcuna tregua, come un pendolo continuava ad oscillare … da dritta a sinistra … a quel punto comandò di buttare un’altra ancora proprio lì sulla prua, dopo di che ordinò di accorciare il cavo di tutte le ancore per vedere di rallentarne i movimenti (questa ancora gettata a prua aveva lo stelo rivolto al contrario rispetto a tutti gli altri). Quella nave sembrava ormai arrestata, ma il mare … così impetuoso … non avrebbe dato nessuno scampo!

Trascorse molto tempo dal momento dell’arrivo ed inevitabilmente calò quella notte.

I marinai, distrutti dalla fatica, tentarono di svuotare la sentina con delle pompe, ma ad un tratto ecco uscire dalle acque, come una visione … una Sirena!

Quella Sirena disse ai marinai di buttarsi in mare perché lei e la sua stirpe li avrebbero aiutati … disse che ormai quell’imbarcazione era perduta … ma loro, presi dalla paura, non si lanciarono per seguire quella voce di salvezza! poi, ad un tratto, dopo molto tempo, quelle cime che tenevano le ancore, iniziarono a cedere e solo allora il Capitano ordinò di abbandonare immediatamente la nave. Una volta in acqua ci furono loro … le Sirene … ad attenderli per dare una speranza di vita e la salvezza. Li presero per mano e li portarono lì dove c’era una grotta al riparo dalla potenza del mare. Lì, in quella grotta dall’entrata segreta, c’era come un fantastico mondo di salvezze.

Secoli dopo, negli anni 2000, Dep Bonnet, il pirata delle immersioni, si fece trasportare su quegli abissali deserti di sabbia da una voce di Sirena.

Tutto d’un tratto, al di fuori, una nuvola coprì il sole e lì in quegli abissi divenne tutto di colore blu scuro. Sentì delle urla, guardò in alto e vide un marinaio che stava affogando … più in là ce ne era uno che dava la mano ad una Sirena, ancora più avanti un altro marinaio che non riusciva a nuotare verso il pelo del mare … e allungando le mani all’insù chiedeva aiuto, Dep si trovava al di sotto, lì in quegli abissi del diavolo, e vide morire parecchi marinai. Solo i più fortunati erano stati salvati dalle Sirene.

 

 

Un omaggio ai marinai deceduti in questo naufragio

 

“Le sei ancore”

Divemap per computer subacquei

"Le sei ancore"

© 2019 by Diego Crippa

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